Non cresce la percentuale di mamme italiane che allattano: fino al 6° mese sono solo il 30% e il Sud è fermo al 23,9%

Condividiamo i risultati dello “Studio Nascita”, coordinato dal Mario Negri in collaborazione con l’Associazione Culturale Pediatri. Alla dimissione dopo il parto il 71% dei neonati è allattato in modo esclusivo, quota che scende a 65% al momento della prima visita pediatrica (primo mese di vita). L’allattamento esclusivo fino al 6° mese prevale nelle  mamme lavoratrici (32,9% vs 21,6% delle casalinghe o disoccupate) e con un’istruzione universitaria (31,9%).

 

Studio Nascita: l’allattamento fino al 6° mese fermo al Sud al 23,9%

  • Meglio al Centro e al Nord, ma restano altissime le disparità
  • La nutrizione è trascurata soprattutto nei primi mesi del bambino
  • L’auto-svezzamento conquista il 36% delle famiglie

 

Narbolia, 27/10/2021 – C’è scarsa attenzione all’importanza della nutrizione nel corso dei primi mesi di vita e la percentuale di neonati allattati esclusivamente al seno è lontana da una situazione ottimale. Sono necessari interventi a supporto dell’allattamento, in particolare per le mamme più vulnerabili, e interventi organizzativi nell’ambito del percorso nascita (riducendo, per esempio, il ricorso non appropriato al parto cesareo), fattore che riduce la propensione all’allattamento.

 

Emerge dallo “Studio NASCITA” – NAscere e creSCere in ITAlia, coordinato dal Laboratorio per la Salute Materno Infantile dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS di Milano, in collaborazione con l’Associazione Culturale Pediatri (ACP). Nel suo complesso, lo studio valuta una coorte di oltre 5mila neonati, ad oggi fino ai 3 mesi d’età, 2mila fino ai 2 anni. Si tratta di un campione rappresentativo della realtà italiana, ed è anzi al momento lo studio con la più alta rappresentatività della realtà italiana a livello geografico. L’indagine è stata approvata dal Comitato Etico Sezione Fondazione IRCCS Istituto Neurologico “Carlo Besta” di Milano ed è monitorato da un comitato tecnico scientifico indipendente.

Nell’ambito del progetto NASCITA è stata effettuata un’analisi preliminare della prevalenza dell’allattamento al seno e la tempistica e modalità dello svezzamento – tradizionale vs alimentazione complementare a richiesta (autosvezzamento) – in un campione di 809 neonati, nati a termine e con peso adeguato all’età gestazionale, raccolti nelle prime tre visite di follow-up (i cosiddetti bilanci di salute). È stata presentata nel corso del 33° Congresso Nazionale dell’Associazione Culturale Pediatri (Acp), che si è da poco concluso.

Il campione era composto da 809 bambini, di cui 415 maschi (51,3%) e 394 femmine (48,7%). Il 44% dei bambini risiede nel Nord Italia, il 23% nel Centro e il 33% nel Sud. Alla dimissione dopo il parto, il 71% dei neonati è allattato al seno in modo esclusivo. Questa percentuale scende a 65% dei bambini al momento della prima visita (primo mese di vita) e al 59% nella seconda (compimento del secondo mese). Solo il 30% dei neonati è allattato esclusivamente al seno almeno fino al sesto mese. Lo svezzamento avviene in media a 5,3 mesi e il 64% dei bambini viene ancora svezzato in modo tradizionale mentre il 36% è stato svezzato con alimentazione complementare a richiesta (nota anche come auto-svezzamento). Il 72% dei bambini con alimentazione complementare a richiesta mangia gli stessi cibi dei genitori, mentre nel 28% dei casi il pasto è preparato appositamente per loro.

 

L’alimentazione complementare a richiesta è risultata più frequente nelle regioni del Centro Italia, tra le mamme con un’istruzione superiore o universitaria e nei bambini allattati esclusivamente al seno almeno fino al sesto mese.

 

L’allattamento esclusivo al seno almeno fino al sesto mese prevale nelle regioni del Centro (34,4%), del Nord (31,3%) e scende notevolmente al Sud (23,9%). Prevale nelle occupate (32,9%) rispetto alle mamme casalinghe o disoccupate (21,6%), e con un’istruzione universitaria (31,9%) piuttosto che elementare (17,1%). È più probabile se il parto è stato spontaneo (31,8%) e meno probabile in caso di cesareo (24,2%). L’età della mamma al parto e la nazionalità hanno, invece, un’influenza trascurabile sulla prevalenza di allattamento esclusivo al seno.

 

Riassumendo, le variabili associate a una minore probabilità di allattamento prolungato sono un basso livello di istruzione materna, la mancata occupazione lavorativa extradomestica della madre, essere residente in una regione del Sud Italia ed essere primipara (27,2% contro il 32,2% delle non primipare).

 

Dobbiamo purtroppo notare che l’allattamento in forma esclusiva è insufficiente già alla dismissione dall’ospedale e così si conferma nelle prime due visite”, nota Antonio Clavenna, medico e specialista in Farmacologia Clinica, ricercatore presso il Laboratorio per la Salute Materno Infantile dell’Istituto di Ricerche Mario Negri. “A molti bambini i benefici per la salute e lo sviluppo dell’allattamento al seno non sono garantiti, ancor più in alcuni contesti geografici, in cui questa disuguaglianza si somma ad altre. Vista l’importanza dell’educazione e dell’occupazione materna, nel delineare il futuro e la salute del neonato, questi dati preliminari indicano che l’esito degli interventi educazionali per tutte le madri sinora e da tempo attuati (p.es. durante i corsi pre-parto o da parte di ginecologi e pediatri nel corso delle visite routinarie) è da migliorare.  Bisognerebbe anche offrire maggior supporto alle donne che hanno livelli di scolarità inferiori, disoccupate o che diventano madri per la prima volta, anche con l’implementazione delle visite domiciliari di operatori socio-sanitari, ove necessario”. Sono in corso ulteriori approfondimenti sulla nutrizione del neonato nel primo anno di vita, in un campione più ampio della coorte NASCITA.

L’ACP è stata costituita a Milano il 5 settembre 1974. È una libera associazione che raccoglie 1.400 pediatri in 35 gruppi locali, finalizzata allo sviluppo della cultura pediatrica ed alla promozione della salute del bambino. La composizione dell’ACP ricalca quella dei pediatri italiani con una prevalenza dei pediatri di famiglia (circa 65%) ed il resto di pediatri ospedalieri, universitari e di comunità. I gruppi locali svolgono inoltre sia autonomamente che in collaborazione con l’ACP nazionale, attività di formazione, ricerca, informazione dell’educazione sanitaria, definizione di protocolli diagnostico-terapeutici e valutazione della qualità delle cure e supporto a programmi di cooperazione internazionale L’ACP ha un codice etico di comportamento che investe sia i singoli pediatri che l’Associazione stessa. Svolge attività editoriale, di formazione e di ricerca, rigorosamente no profit. La libera partecipazione dei pediatri, soci e non soci, alle sue iniziative è subordinata alle sole coperture delle spese; non vengono elargiti compensi né benefit per le attività interne. Il suo modo di porsi come Associazione di fronte ai problemi della società, della cultura, della ricerca e della professione è quello di una assoluta libertà di critica di fronte a uomini ed istituzioni.

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Un commento

  • Gerardo chirichiello

    Il problema fondamentale è la mancanza di sostegno e competenza del personale sanitario nei giorni di degenza dal parto alle dimissioni peggiorato ancor più con il pretesto delle misure anti contagio .Un criterio fondamentale della qualità dell’assistenza corretta nei giorni di degenza è il numero di bambini che vengono dimessi senza aver ricevuto un supplemento di latte in bottiglia A tutte viene prescritto il latte artificiale alle dimissioni Una volta dimesse le madri si devono confrontare con la mancanza di sostegno , la cultura dominante delle nonne , delle amiche, la mancanza / carenza di consultori ,la difficoltà pratica e burocratica all’assegnazione del pediatra di famiglia , ( ci vogliono settimane ! E nel contempo la mancanza di competenza dei pediatri e delle ostetriche che per ogni problema suggeriscono la sostituzione del latte materno con la formula ( essendo a corto di soluzioni) , la corruzione dilagante.
    In Campania c’è solo un ibclc ( consulente certificato dell’allattamento al seno ) .Molte di queste affermazioni sono anche indicate dal tavolo tecnico ministeriale (TAS) ma guai a parlarne apertamente le società di pediatria e neonatologia sono delle lobby